Ostetricia - Diagnosi Prenatale non Invasiva / Invasiva

Essendo la sindrome di Down (trisomia 21) l'anomalia cromosomica più frequente, è quella che preoccupa di più i futuri genitori. Ogni donna ha una probabilità di avere un figlio con la sindrome di Down e questa probabilità aumenta con gli anni della madre (rischio generico).
E' possibile calcolare il rischio specifico, o individuale, di una donna di avere un figlio con la sindrome di Down mediante dei test di screening, ovvero mediante la valutazione di alcuni parametri ecografici e biochimici. Il test attualmente più diffuso, per l'elevata accuratezza diagnostica e la precoce epoca gestazionale in cui viene eseguito, è il test combinato. Il test combinato viene effettuato tra la 11a e la 13a settimana di gravidanza e consiste nella misurazione dello spessore della nuca fetale (la cosiddetta translucenza nucale) e nel dosaggio su sangue materno di due sostanze prodotte dalla placenta, la free-ßhCG e la PAPP-A. Il test sopraindicato è un test di screening che fornisce un calcolo delle probabilità di avere un feto affetto dalla sindrome di Down e consente di selezionare le donne con un rischio aumentato (rischio superiore a 1/250 al momento dell'esame) a cui offrire la diagnosi invasiva.
Per test diagnostici invasivi (amniocentesi, villocentesi) si intendono quelle procedure che consentono di diagnosticare le anomalie cromosomiche fetali, alcune malattie infettive trasmesse dalla madre al feto o di riconoscere e trattare alcune patologie fetali.

  • La villocentesi consiste nel prelievo ecoguidato di una piccola quantità di materiale placentare (i villi coriali). Si effettua tra la 11a e la 13a settimana di gravidanza. Sul materiale prelevato è possibile fare diagnosi di diverse anomalie cromosomiche (ad es. la sindrome di Down) e di alcune malattie geniche (ad es. la talassemia) nei casi in cui la donna o il partner ne siano portatori.
  • L'amniocentesi consiste in un prelievo ecoguidato di liquido amniotico e si effettua dalla 16a alla 20a settimana di gravidanza. Le indicazioni più frequenti all'amniocentesi sono la determinazione del corredo cromosomico fetale e la ricerca di infezioni fetali.
Entrambe le procedure sono gravate da un tasso di abortività (1%) e vengono eseguite da operatori esperti.

Negli ultimi anni si è aggiunto un nuovo test nella diagnosi prenatale non invasiva: il test genetico per crosomopatie non invasivo su sangue materno
E' un test innovativo di diagnosi prenatale, non invasivo sicuro, affidabile, veloce e precoce.
Tale esame, analizzando il DNA fetale libero circolante isolato da un campione di sangue materno, valuta le aneuploidie fetali più comuni, viene isolato dalla componente plasmatica del sangue materno, attraverso un processo tecnologico avanzato di sequenziamento massivo parallelo dell'intero genoma umano, le sequenze cromosomiche di DNA fetale vengono quantificate e si ottiene la risposta da noi cercata ossia la presenza delle alterazioni comosomiche. Viene effettuato dalla 10 settimana compiuta di gravidanza.
Permette di evidenziare le principali cromosomopatie:

  • Trisomia 21 (Sindrome di Down)
  • Trisomia 18 (Sindrome DI Edwards)
  • Trisomia 13 (Sindrome DI Patau)
  • Dei cromosomi sessuali (X e Y), quali per esempio Sindrome di Turner o Monosomia del cromosoma X
  • SESSO DEL FETO
Eventuali altre cromosomopatie su richiesta ( microdelezioni: sindrome di Di George, Angelman/Prader-Willi…).
Può esssere rivolto a tutte le gestanti, a gravidanze singole e gemellari, da concepimento spontaneo e con tecniche di procreazione assistita sia omologhe che eterologhe.
Particolarmente indicato in quelle situazioni di gravidanze 'preziose', di età materna avanzata (>35 anni), per chi non desidera fare test invasivi, per chi ha controindicazioni alla diagnosi prenatale invasiva, per chi ha anamnesi personale o familiare positiva di anomalie cromosomiche, screening del primo trimestre (Bi-Test) positivo, quadro ecografico suggestivo di anomalie fetali compatibili con cromosomopatie.
La comunicazione degli esiti è rapida, in 5-7 gg lavorativi nella maggior parte dei casi, viene analizzato in Italia o in California in base al laboratorio a cui ci si affida.
L'esame ha un attendibilità del 99% nel rilevare la trisomia 21-18-13, del 95% per la Monosomia X. Non è da sostituire alla diagnosi prenatale invasiva perchè non permette di avere il completo corredo cromosomico del bambino ma solo alcune delle più comuni malattie cromosomiche (ha una sensibilità più alta del Bi-Test).
I test di screening del primo trimestre a differenza del DNA fetale hanno una percentuale di FALSI POSITIVI dl 5% e non rilevano il 5-15% dei casi di trisomia 21 (FALSI NEGATIVI). Questo test ha una bassa incisenza di FALSI POSITIVI (<0.1%) e FALSI NEGATIVI (<1%) si riduce quindi il rischio che una gestante venga indirizzata a sottoporsi ad un accertamento diagnostico invasivo non necessario.
Il risultato si presenterà come PRESENZA o ASSENZA di aneuploidia cromosomica e non come percentuale di rischiio (ALTO/BASSO RISCHIO) degli altri test di screening.
Quando si deve ripetere? Quando la concentrazione di DNA fetale risulterà troppo bassa.